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Tetto al prezzo della benzina: guardiamo al contesto

Data pubblicazione: 14 ottobre 2026

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Wealthype.ai per Fineco Bank
Rappresentazione visiva dell'articolo: Tetto al prezzo della benzina: guardiamo al contesto
  1. Lo scenario geopolitico ci ricorda l’importanza di un accesso sicuro alle fonti energetiche.
  2. La diversificazione delle fonti serve a gestire meglio anche il rischio di un rialzo dei prezzi.
  3. Le opportunità della transizione energetica in un’Europa che si trova ancora una volta nel mezzo.


DALLO SCENARIO GEOPOLITICO AL PREZZO DEL BARILE SOPRA I 100 DOLLARI USA

Andamento del petrolio Brent da gennaio a oggi

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Fonte: Elaborazione Wealthype su dati Investing.com


Mantenere la calma, per favore: non è in vista una crisi degli approvvigionamenti. Per ora. L’inverno, infatti, si preannuncia “impegnativo”, per via dei rialzi di petrolio e gas dovuti all’incerta situazione nel Golfo. Questo il messaggio arrivato a fine settembre dalla riunione informale dei ministri dell’Energia UE che si è svolta a Dublino, in Irlanda. Dall’inizio del conflitto, i Paesi dell’Unione hanno speso oltre 100 miliardi di euro in più per importare combustibili fossili: ciò non vuol dire che ci siamo portati a casa più gas o più petrolio; banalmente, è successo perché i prezzi sono saliti.


A settembre, con le tensioni tra Stati Uniti e Iran che hanno continuato ad alimentare l’incertezza sulle forniture dal Medio Oriente, il petrolio Brent – riferimento per il Vecchio Continente – è tornato sopra i 100 dollari USA al barile. I flussi mediorientali procedono ancora a singhiozzo e le quotazioni ne seguono l’andamento. E la situazione non si stabilizzerà fino a quando non si arriverà a una soluzione duratura delle tensioni. L’inflazione si muoverà di conseguenza, come fa notare l’OCSE nel suo rapporto intermedio sulle prospettive economiche1: ulteriore rialzo nel breve termine e poi – se tutto va bene – graduale flessione nel 2027, posto che i prezzi dell’energia calino e tenuto conto dell’inasprimento della politica monetaria, che dovrebbe contribuire a contenere le pressioni complessive sul costo della vita.

Prezzi delle materie prime energetiche: gli effetti della situazione attuale sull’inflazione


Le ripercussioni dell’attuale scenario si notano un po’ dappertutto, diciamo. Questi gli aggiornamenti di settembre, riferiti al mese di agosto.


  1. Negli Stati Uniti2, l’indice dei prezzi al consumo è salito del +3,4% annuo.
  2. Nell’area euro, l’inflazione ha superato il +3% per la prima volta in tre anni: l’indice dei prezzi al consumo rilevato da Eurostat si è attestato al +3,2% dal +2,9% di luglio. E, secondo la primissima stima, a settembre ci sarebbe stato un ulteriore balzo, al +3,8%3.
  3. Un effetto energia si è visto anche in Cina4, al di là delle specificità di questa economia (la domanda interna non è ancora così forte da imprimere una spinta significativa ai prezzi, le cui variazioni sono generalmente contenute, quando non negative): qui, ad agosto, l’inflazione è salita del +0,8% annuo (dal +0,5% di luglio).

Solo numeri su carta intestata degli istituti di statistica? No: li sentiamo pure noi, tutti i giorni, sulle nostre tasche. In Italia, diesel e benzina hanno superato il tetto dei 2 euro al litro. Dal 28 settembre, Eni5 ha introdotto un tetto di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro per il diesel per 30 giorni, con possibile estensione fino a fine anno. Un’iniziativa alla quale, mentre scriviamo, IP, Q8 e Tamoil hanno deciso di allinearsi.


Sono buone notizie di sicuro. Ma ovunque si prospetta la necessità di misure di ben più ampio respiro. Tutte direttamente o indirettamente riconducibili al perimetro della cosiddetta “transizione energetica”.


Al di là delle iniziative delle big, si profila un nuovo scacchiere dell’energia globale


Resta infatti – e neanche tanto sullo sfondo – la questione più generale: quella della sicurezza energetica. In Europa il tema non riguarda solo il petrolio, ovviamente, ma anche il gas naturale: se il Brent è salito del +70% circa dall’inizio dell’anno6 , nello stesso periodo il gas naturale ha visto le quotazioni aumentare del +150% circa7 .


EUROPA ALLE PRESE (ANCHE) CON L’INCREMENTO DEI PREZZI DEL GAS NATURALE

Futures del Dutch TTF Natural Gas

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Fonte: Elaborazione Wealthype su dati Investing.com


E qui ci sta una breve digressione. All’incirca quattro anni e mezzo fa, la guerra in Ucraina ha portato alla ribalta il rischio dell’eccessiva dipendenza da un unico fornitore. Quel fornitore era la Russia. L’Unione Europea ha quindi diversificato, acquistando altrove gas naturale liquefatto. Le più recenti tensioni in Medio Oriente hanno fatto da ulteriore promemoria, ricordandoci che petrolio e gnl devono fare un bel pezzo di strada per raggiungerci. Anzi: un bel pezzo di mare. E le rotte non sono da dare per scontate. L’accesso a quelle materie prime, quindi, resta un tema di assoluto rilievo.

Le alternative alle fonti fossili? Non più (solo) una questione etica, ma una necessità concreta


Non stupisce, quindi, che gli investimenti in produzione, stoccaggio e distribuzione continuino a crescere. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia8, l’impegno a livello globale dovrebbe aumentare del +5% nel 2026, al massimo storico dei 3.400 miliardi di dollari USA, malgrado (o forse proprio a causa di) tensioni geopolitiche e incertezza economica.

Secondo le stime, circa 2.200 miliardi saranno destinati alle energie rinnovabili, al nucleare, alle reti di distribuzione, allo stoccaggio, ai combustibili a basse emissioni, all’efficienza energetica e all’elettrificazione, mentre i restanti 1.200 miliardi dovrebbero andare a petrolio, gas naturale e carbone. Le fonti fossili, quindi, non vanno in pensione: però, come si nota dai dati, al primo posto si posizionano le rinnovabili. Non un’astratta questione etica, ma una necessità assai concreta.

INVESTIMENTI GLOBALI IN ENERGIA: LE STIME SUL 2026

Circa 2,2 trilioni di dollari destinati (fra le altre cose) a rinnovabili, nucleare ed efficienza energetica

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Fonte: Elaborazione Wealthype sui dati del rapporto World Energy Investment (IEA, 2026)

Sicurezza energetica nel Vecchio Continente: le lezioni del 2022 e del 2026


Per anni, una parte consistente del sistema energetico poggiava sulla disponibilità di gas russo economico, trasportato via pipeline. Quando quel modello è stato dismesso, l’Europa ha dovuto cambiare paradigma. E in fretta. Il Vecchio Continente ha diversificato le fonti di approvvigionamento, aumentato la capacità di importare gas naturale liquefatto e, più in generale, ridotto la domanda di gas, anche grazie all’incremento della produzione elettrica da fonti rinnovabili.


Il processo continua: per il 2026, l’Agenzia Internazionale dell’Energia prevede una riduzione di oltre il 2% della domanda europea di questa materia prima, in scia alla maggior produzione rinnovabile e agli elevati prezzi del combustibile9. Insomma: l’Europa oggi appare meglio posizionata – più “resiliente”, potremmo dire – rispetto al 2022. Ciò, è chiaro, non vuol dire che sia invulnerabile, come è emerso nella riunione informale dei ministri dell’Energia di fine settembre.


In questo quadro, la transizione energetica appare come una strategia di autonomia e sicurezza economica. Si scrive “transizione” ma in realtà si legge “passaggio graduale”: come dimostra la fibrillazione provocata dal rincaro dei carburanti, non siamo nelle condizioni di poter mollare i combustibili fossili dal lunedì al martedì. E non è solo una questione “retail”: i trasporti e l’industria non possono rinunciare di colpo alle fonti energetiche tradizionali. La transizione va piuttosto intesa come costruzione di un sistema energetico distribuito: più elettrificato, più diversificato e meno esposto a singoli punti di vulnerabilità.


Transizione energetica: la lezione per i portafogli di investimento


Le tensioni degli ultimi anni mostrano quanto sia difficile prevedere quale fonte, tecnologia o area geografica sarà più o meno favorevolmente condizionata dal prossimo shock. Diversificare significa (anche) evitare che il portafoglio dipenda da un’unica risposta alla trasformazione energetica in corso. Vale quindi per i portafogli d’investimento quello che vale per le fonti energetiche: diversificare, appunto. E, quando occorre, ribilanciare.



1https://www.oecd.org/it/publications/prospettive-economiche-dell-ocse-rapporto-intermedio-settembre-2026_66ace9dc-it/full-report.html

2https://www.bls.gov/news.release/cpi.nr0.htm

3https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Inflation_in_the_euro_area

4https://en.ilsole24ore.com/art/chinas-inflation-accelerates-to-08-per-cent-year-on-year-in-august-as-expected-AJ7COg7

5https://www.eni.com/it-IT/media/comunicati-stampa/2026/09/cs-eni-aggiudica-dal-28-settembre-tetto-prezzi-gasolio-benzina.html

6Variazione aggiornata alla chiusura di mercoledì 30 settembre 2026.

7Variazione aggiornata alla chiusura di mercoledì 30 settembre 2026.

8https://www.iea.org/topics/investment

9https://www.iea.org/reports/gas-market-report-q3-2026/executive-summary



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